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lunedì 6 settembre 2010
 
 

   
I testi tradotti    


Sono già numerose le traduzioni di Fausto Paravidino, tutte opere di dramaturgia anglosassone, classica e contemporanea.

Di William Shakespeare, Paravidino ha tradotto Enrico V, Sogno di una notte di mezza estate, Riccardo III e Tutto è bene quel che finisce bene

“Tutto è bene quel che finisce bene è uno dei testi meno rappresentati di Shakespeare, forse anche in virtù della sua difficoltà nel farsi identificare. È un testo di dubbia datazione, comunque presumibilmente appartenente al periodo di Amleto, Misura per Misura, Troilo e Cressida… Si intrecciano le storie di una giovane vergine che guarendo il Re malato riesce per ricompensa a sposare l’uomo che ama, che però la ripudia e scappa in guerra e quella di un miles gloriosus, un soldato fanfarone che viene smascherato dai suoi commilitoni. È una black comedy, vi si parla di guerra, inganni, tradimenti, malattia. I personaggi sono disposti a qualunque bassezza per raggiungere i loro scopi, ma tutto è bene quel che finisce bene, e finisce in commedia, in un perdono generale" (F. Paravidino in occasione della rappresentazione a Rocca Grimalda, Rassegna Teatro Epico, ven. 11 agosto 2006)


E inoltre, dalla produzione contemporanea:

Il bicchiere della staffa di Harold Pinter (premio Nobel per la letteratura nel 2005)

Un laido funzionario di polizia sottopone a ripetuti interrogatori una famiglia di oppositori al regime dominante. La violenza fisica, relegata dietro le quinte, lascia il posto alla violenza verbale dell’aguzzino che persegue scientificamente il piano di distruggere un uomo, sua moglie e il loro bambino. L’accusa contro di loro è quella di pensare diversamente dall’autorità ufficiale. Atto unico (30/40 minuti), Il bicchiere della staffa è stato scritto dal drammaturgo inglese nel 1984, anni di forte impegno politico nell’Inghilterra di Margaret Thatcher.


Il tenente di Inishmore di Martin Mcdonagh

Irlanda, isole Aran. Padraic Osbourne è uno spietato terrorista dell'Ira che si diverte a torturare e uccidere gli spacciatori che vendono droga ai ragazzi irlandesi, e spara a vista su ogni essere umano che si sia macchiato di una qualunque colpa ai suoi occhi: l'unica creatura vivente che ama con tenera dedizione è il suo gatto, affidato al padre da quando lui è entrato in clandestinità. Si può dunque immaginare il terrore che si diffonde fra gli abitanti del paese quando il micio in questione resta ucciso in un incidente stradale, e Padraic si precipita a casa con tremendi propositi di vendetta.
L'animale, all'apparenza, è stato travolto da un incauto ciclista, la cui tragica sorte sembra ormai segnata: ma si scoprirà che a farlo fuori in un feroce attentato è stato un gruppo terrorista concorrente, che si proponeva di attirare Padraic allo scoperto per poterlo comodamente eliminare. La vicenda si complica ulteriormente, perché a sua volta il guerrigliero, in un momento d'ira, ha ammazzato un altro gatto, quello della sua discepola, salvatrice e innamorata Mairead, che informata dell'accaduto provvede a far giustizia con un bacio e due colpi di pistola. Tra cadaveri di felini e intrighi umani, Il tenente di Inishmore di Martin McDonagh è interessante per il tentativo di affrontare una questione delicata come quella del separatismo irlandese nei termini di una scoppiettante farsa macabra: con un po' di cinismo e un piglio antiretorico tipicamente britannico, l'autore riesce a far sorridere su un'immane tragedia senza mai scadere nella parodia, ma attraverso la satira prende anche posizione sui contraccolpi di ogni eccesso di violenza.

 

La Chiusa di Conor McPherson

Fate invisibili che bussano alla porta, donne morte che appaiono in cima alle scale, persino lo spettro di un pedofilo che vorrebbe farsi seppellire nella tomba di una bambina: sono questi i sinistri argomenti con cui gli abitanti di uno sperduto borgo irlandese si intrattengono durante le serate di bevute al pub, gareggiando a chi tira fuori la storia più terrificante. Ma a raggelare tutti, senza volerlo, è una sconosciuta appena arrivata da Dublino, che evoca l’esperienza straziante di una telefonata con la richiesta di soccorso che le ha fatto la figlioletta affogata poco tempo prima.
Conor McPherson porta per la prima volta alla ribalta quell’ inesauribile patrimonio del folklore britannico che sono le ghost-story, i tradizionali racconti di mistero e di fantasmi: e non si tratta, in questo caso, di racconti di fantasmi rivisitati con sguardo ironico e leggero, ma di episodi davvero sottilmente terrificanti, anche se a dare i maggiori brividi - sembra suggerire il drammaturgo - è in definitiva il dolore vero di chi ha avuto la vita sconvolta dalla perdita di qualcuno che amava.
Le suggestioni da oltretomba, in questo bellissimo testo soltanto all’apparenza minimalista, non sono che il pretesto per far affiorare un magma di inconfessate solitudini, di sentimenti rimossi, di passioni sopite. Tutto, però, resta alle soglie del non-detto, tutto resta affidato a mezze parole, frasi incompiute, silenzi sospesi, perfettamente resi dalla traduzione di Fausto Paravidino.

(da Linus)

 

 
La Chiusa    

"La Chiusa" di Conor Mc Pherson nella traduzione di Fausto Paravidino e per la regia di Valerio Binasco, si è aggiudicata il Premio Ubu 2006 nella categoria Migliore Novità Straniera.
 

Il tenente di Inishmore    

Copertina
 

Il bicchiere della staffa    

Pinter
 

 
 

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