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lunedì 6 settembre 2010
 
 

Trinciapollo

   
Trinciapollo    

È il primo testo teatrale di Paravidino, scritto nel 1996 e portato in scena per la prima volta tre anni più tardi (autunno 1999) dalla Gloriababbi Teatro al Teatro Tirso de Molina di Roma.

 

La regia era dello stesso Paravidino e la Compagnia comprendeva, oltre ad Andrea Di Casa, Filippo Dini, Sergio Grossini, Fausto Paravidino e Giampiero Rappa, anche Lello Arena (nel ruolo che poi sarà di Silvano Melia), Antonia Truppo, Vanessa Compagnucci, Dario Bucci, Massimiliano Graziuso e Salvatore Zambataro.

 

Si tratta di un giallo a sfondo comico giocato sull’incontro di due personaggi, uno invadente e uno discreto, con un terzo che scatena un omicidio. Il testo della commedia è stato pubblicato integralmente nella rivista Hystrio.2 del 2001 e nel volume Fausto Paravidino, a cura di Alessandro Tinterri.

In entrambi, Fausto presenta il suo primo lavoro con queste parole:

 

“Questa commedia è fatta così, inizia che fa ridere perché deve fare ridere, lo spero, se all’inizio non fa ridere vuol dire che proprio non funziona, comunque io quando ho iniziato a scriverla ho riso, quindi fa ridere, anche un mio amico quando gli ho fatto leggere l’inizio in alcuni punti rideva, quindi sono praticamente sicuro che a noi due l’inizio in diversi punti fa ridere. Poi andando avanti non lo so più se fa ridere, penso che se ti affezioni ai personaggi puoi anche piangere verso la fine, però se non ti ci affezioni e gli attori sono bravi puoi ridere anche alla fine e quindi stai bene lo stesso. Se non ti affezioni ai personaggi e gli attori non sono bravi, c’è il rischio che passi la serata a maledire il momento in cui hai deciso di andare a teatro quella sera. Il taglio scenografico della faccenda è assolutamente a discrezione del regista, la recitazione no, quella è un assoluto e nessuno può affidarsi a idee strane (o, Dio non voglia, “simpatiche”) solo perché gli sono venute. I personaggi non devono avere la consapevolezza di dire cose buffe, le dicono perché sembrano loro le cose giuste da dire in quel momento, se pensassero che ciò che dicono potrebbe essere ridicolo direbbero un’altra cosa. Perciò tutti devono recitare col tipo di tensione che ha chi è terrorizzato dall’idea di dire la cosa sbagliata. Se qualcuno in teatro trova buffo ciò che è stato detto, il personaggio non la deve prendere come una vittoria e proseguire lo spettacolo pensando «Bene, ha funzionato, ora ci riprovo», ma deve servirsene per far crescere la tensione e l’imbarazzo della situazione. Le situazioni sono interessanti, le battute necessarie, ma mai interessanti in sé. L’attore o il regista che si scorda delle situazioni reali e si sdraia sulle battute che ho immaginato sottovaluta la vita, sopravvaluta il mio lavoro e, in definitiva, fa una puttanata.”

 

...e se stesso così:

 

“Attore disoccupato si inventa autore Una cosa che ultimamente mi domandano spesso è come ho iniziato a scrivere per il teatro. Ho cominciato con Trinciapollo. E il “come” lo si può leggere in queste pagine senza che lo dica io. Se il “come” sottintende un “perché”, la risposta è più difficile. Non lo so bene perché ho iniziato a scrivere Trinciapollo, né tanto meno perché l’ho finito. Una risposta in negativo è che senza dubbio non avevo niente di meglio da fare, il che è senz’altro vero ma non è sufficiente per scrivere una commedia. Perché sia un testo teatrale e non un sonetto, una novella o una ballata è semplice. Sono un attore e la cosa che mi piace di più è il teatro, quando vedo una forma, una storia, una persona, mi viene voglia di raccontarla in teatro, di tradurla in quella forma, quindi o la recito o la scrivo. Quando non posso recitare scrivo per il teatro. Quando recito non scrivo. Quando ho iniziato a scrivere Trinciapollo ero disoccupato. Quando ho finito non ero più un attore disoccupato, ero anche un drammaturgo disoccupato, così per non essere troppo disoccupato ho scritto altre tre commedie, che perlomeno mi hanno impiegato come scrittore. Trinciapollo, quando l’ho iniziato, era l’ultima cosa che iniziavo, poi è diventata la prima che ho finito, ed è stato molto bello, volevo farlo leggere a tutti, ho cominciato da mamma e papà. Non pensavo che sarebbe diventato uno spettacolo (né tanto meno che sarebbe finito su una rivista) così non mi sono preoccupato di niente: durata, atti, personaggi, che avesse un capo e una coda… Volevo fare un po’ ridere, allora mi sono immaginato una situazione buffa e ho iniziato a scrivere. Poi la situazione buffa si è esaurita e avevo paura che quello che avevo scritto finisse nella cartellina della roba infinita. Poi mi è venuto in mente che anche se un personaggio era morto e un altro era scomparso, ne avevo lasciato un terzo in un appartamento. Questo aveva senz’altro una mamma, forse una fidanzata, senza dubbio un sacco di guai, e ho cominciato a occuparmi di queste cose, così sono rimasto con un personaggio. Non mi preoccupavo più che facesse ridere o no, era un personaggio, avevo un po’ di compagnia. Sono stato con lui per quattro giorni, sono stati giorni molto belli, poi siamo arrivati a un certo punto che lui aveva fatto tante esperienze, gli erano passati addosso tanti anni, sapeva più cose di me, io non potevo più scrivere per lui, allora ho capito che la commedia stava finendo, ed era finita. L’ho riletta, ho trovato un sacco di difetti (che probabilmente troverete anche voi) ma ho visto che non ero capace di aggiustarla, che questi difetti erano parte di quella storia, di quella forma lì. E quella forma lì si è chiamata Trinciapollo. Tre autunni dopo è stata messa in scena dalla compagnia Gloriababbi Teatro. Gli attori che l’hanno portata in giro e che ogni tanto continuano a farlo sono Dario Bucci, Vanessa Compagnucci, Andrea Di Casa, Filippo Dini, Sergio Grossini, Massimiliano Graziuso, Silvano Melia, Fausto Paravidino, Giampiero Rappa e Antonia Truppo. Nello spettacolo suonano Massimiliano Graziuso e Salvatore Zambataro, la regia è dell’autore e le scenografie non ci sono perché ci piace che si veda il teatro così com’è.”

 

Trinciapollo è stato ripreso poi nel 2000 al Piccolo Eliseo di Roma e al Teatro della Tosse di Genova.

Leggi la recensione genovese e un' intervista rilasciata da Fausto in quell'occasione a Mentelocale .

 

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