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lunedì 6 settembre 2010
 
 

Genova 01

   
Genova 01    

Ispirato da numerose testimonianze e documenti, e scritto da Paravidino su commissione del Royal Court al termine di uno stage, "Genova 01" è un "teatro-documento" suddiviso in 4 "giornate" e affidato alla lettura (o interpretazione) di più voci.

È stato presentato per la prima volta il 28 febbraio 2002 al Jerwood Theatre Downstairs di Londra dal Royal Court con 15 attori; poi in Italia, sotto forma di lettura scenica il 17 marzo al Teatro della Limonaia di Firenze, prodotto da Laboratorio Nove e interpretato da Iris Fusetti, Simone Gandolfo, Ketti Di Porto e Fausto Paravidino. Il 7 giugno 2003 va in scena al Schaubühne am Lehniner Platz di Berlino, sempre affidato alla lettura di 4 attori; e infine, il 21 gennaio 2003 al Teatro Vittoria di Roma, per la regia di Filippo Dini. Da allora continua ad essere rappresentato con successo in Italia e in Europa.

Esistono due versioni del testo: una breve, compresa nella raccolta "Teatro" pubblicata nel 2002 da Ubulibri ; e una più lunga, un atto unico suddiviso in cinque parti e prologo come nella forma classica della tragedia, spezzato però dal ricorso a proiezioni di immagini:

1-Giovedì, la festa e i presagi del dramma

2-Venerdì, lo scoppio delle violenze e la morte di Carlo Giuliani

3-Sabato, 300.000 persone caricate sui blindati

4-Sabato notte, la scuola Diaz

5-Sabato notte inoltrata, Bolzaneto

"Genova 01" è stato inizialmente concepito dall'autore come "un testo aperto": Fausto ha voluto sottolinearne l'universalità e la perenne attualità con la mancanza di personaggi e con la continua riscrittura del contenuto alla luce dei particolari che emergono col passare del tempo. E in una nota scritta nel 2003, ripercorre la storia dello spettacolo così:

"Genova 01 è una interpretazione a puntate della tragedia. La tragedia segue ineluttabilmente il suo corso, questo suo tentativo di interpretazione arriva ora alla sua terza puntata, che potremmo chiamare Genova 03 (Genova aggiornata al 2003).
Cominciamo da Genova 01. È il 2001, è luglio, non sono a Genova, vengo a sapere, mi stupisco. Di fronte allo stupore inizio lo studio perché non si può restare stupiti senza capire. Scopro tantissime persone che stanno facendo la stessa cosa. Molti percorsi si uniscono. Lo stupore si trasforma in indignazione, l’indignazione in sofferenza, la sofferenza in esigenza di comunicazione, di rappresentazione, di testimonianza. Nasce il piccolo testo Genova 01. È una tragedia di un quarto d’ora in quattro atti. Gli atti corrispondono a quattro unità, quattro blocchi di tempo e di azione: il giovedì con la manifestazione tranquilla dei temi del movimento, il venerdì con la repressione di piazza e la morte di Carlo Giuliani, il sabato con la repressione di piazza e la Diaz (la repressione che entra in casa), la domenica (e giorni seguenti) con la caserma di Bolzaneto (la repressione che fa dei prigionieri). L’oscurità procede di pari passo con l’avanzare della tragedia: di venerdì abbiamo un’overdose di immagini, la Diaz la vediamo da fuori, intravediamo qualcosa dalle finestre, sentiamo le urla. Di Bolzaneto ci sono solo racconti. Genova 01 viene letto in forma di orazione civile tra il 2001 e il 2002 da un gruppo variabile di ‘testimoni’ del proprio stupore, della propria indignazione, del proprio grado di consapevolezza della tragedia. Hanno testimoniato Iris Fusetti, Fausto Paravidino, Simone Gandolfo, Carlo Orlando, Aldo Ottobrino, Donatella Civile, Claudia Coli, Ketty di Porto, Franco Ravera, Nicola Pannelli. Nel 2002 Filippo Dini inizia a lavorare come regista (e attore) su Genova 02. Genova 02 è (ovviamente) diverso da Genova 01. È passato un anno. La testimonianza è sempre il cuore centrale dello spettacolo ma non basta più, è necessaria una nuova interpretazione, politica e artistica, un “senno di poi”. Il testo si arricchisce a mano a mano di nuove testimonianze, di nuovi punti di vista, un po’ vengono da fuori, dai nuovi fatti, dalle nuove ‘scoperte’ su Genova, e un po’ vengono da dentro, dalla partecipazione dei testimoni che hanno lavorato in Genova 01. In Genova 02 hanno lavorato Filippo Dini, Antonia Truppo, Simone Gandolfo, Alessia Giuliani, Sara Bertelà, Iris Fusetti, Laura Benzi, Fausto Paravidino.
Genova 03 è all’inizio del suo viaggio. Si è arricchito dell’esperienza di Genova 02 ed ha la responsabilità di ricordare il passato e fare il punto sul presente, sul modo nel quale la repressione continua, sul modo nel quale il movimento reagisce o non reagisce.
Un paio di coordinate estetiche: metafora e tragedia. Il teatro è il luogo della metafora, il palcoscenico è la metafora della terra, gli attori sono la metafora degli uomini, una commedia è una metafora della storia. Di solito un’idea o un sentimento mi si trasformano in una metafora, una storia, che diventa una commedia. In Genova 01 non succede perché il G8 a Genova mi è apparso già in sé come metafora del mondo in questo momento. È stato un momento di compressione temporale che è avvenuto in un luogo preciso. Si sono scontrati dei mondi, le persone che erano lì erano “rappresentanti”, rappresentanti del Capitalismo, rappresentanti della contestazione, rappresentanti della tobin tax, rappresentanti dello Stato, rappresentanti di se stessi. Ognuno di coloro che si trovavano lì, non si trovava lì come si trova di solito nei posti: per caso. Si trovava lì per rappresentare qualcosa. Quindi era una metafora coi suoi personaggi, i suoi attori, la sua azione. Non si può inventare la metafora della metafora o il personaggio del personaggio, quindi tutto ciò è ‘riferito’, non ‘interpretato’. Quella di Genova 01 non è una scrittura ma una trascrizione. Tragedia. Genova è la fine del melodramma e l’inizio della tragedia. Non nella realtà, nella percezione della realtà. Non di tutti, ma di molti. C’è chi percepiva la tragedia da prima, c’è che vive ancora in un melodramma, noi siamo tra quelli che hanno percepito la tragedia con Genova. Percepire la tragedia vuol dire farla finita con le cazzate, mettersi nell’ottica di farla finita. Non vuol dire diventare migliori, ma volerlo sì. La differenza tra la tragedia e il melodramma è che alla fine della tragedia non cambi canale perché la tragedia sei tu. Continua dentro di te. Noi facciamo apologia di tragedia, proselitismo tragico, non so se è reato, spero di no. Se fosse non mi stupirei, si cerca di diventare grandi."


(Note dell’autore al 2003, di Fausto Paravidino. Tratto da : www.nonsoloparole.com )

E questo che segue, invece, è il commento di Fausto alla 4.a produzione di "Genova 01" portata in scena il 23 luglio 2006 all'interno della Rassegna Teatro Epico di Rocca Grimalda:

"La prima cosa che salta all’occhio nell’idea di mettere in scena Genova 01 è il rapporto tra lo "01" del titolo (che è una data e sta per 2001) e il 2006 che è l’anno corrente. Sono passati un governo che non finiva mai e cinque anni più o meno felici a seconda. Genova 01 è un titolo che contiene una data non solo perchè si riferisce ad un evento ben definito nello spazio – Genova – e nel tempo – quello – ma anche perchè è nata come una instant play. Ovvero il suo autore mai più si immaginava che l’avrebbe messa in scena nel 2006 nè tanto meno si immaginava che ancora adesso fosse nuovamente messa in scena un po’ dappertutto, fuori dall’Italia e fuori dal 2001.

Vengo al punto. Il nucleo originale del testo è un riassunto emotivo e stringatissimo di quelli che sono stati i fatti di Genova scritto ad uso e consumo di un pubblico inglese, ovvero, credetemi, così poco informato dei fatti da metterci seri dubbi che il termine globalizzazione riguardi anche il campo dell’informazione. Per i successivi allestimenti italiani il testo è stato continuamente riscritto alla rincorsa di maggiori precisazioni e dei particolari (molti deiquali nient’affatto secondari) che emergevano col tempo. Stessa cosa hanno fatto i registi che l’hanno messo in scena in Italia e fuori: un processo di grande arricchimento.

Quello che mi sembra interessante fare con la distanza è cercare di affrontare un processo di sottrazione. Liberare il testo e la sua messa in scena dalla condanna di essere continuamente lanciato all’inseguimento di una realtà contingente e mutevole. Provare a cercare di affrontare il lavoro in profondità invece che "orizzontalmente" trattando il testo come se fosse un classico (mi si perdoni) e l’autore come se fosse morto (mi perdono). Questo non come atto di superficialità o di pigrizia nei confronti della contemporaneità ma come forma di rispetto nei confronti della Storia e di alcune caratteristiche fondamentali di questo testo, spesso trascurate dall’ansia di produrre senso: il testo è un’orazione civile a carico di un coro, il che ci invita a dichiararlo invece che a interpretarlo e ad essere coro invece che personaggi. Il testo contiene una sola didascalia che richiede la rappresentazione di una ragazza insanguinata che guarda il pubblico per un minuto. L’esistenza di quella didascalia esclude implicitamente qualunque altra didascalia non scritta (me l’ ha giurato l’autore subito prima di morire), per cui suppongo che lo spettacolo si presenterà così. Ci sarà in scena un coro di non personaggi. Non daranno vita ad un’azione teatrale. Si faranno testimoni delle battute del testo che verranno loro assegnate o che si autoassegneranno nel corso delle prove. Alla fine ci sarà la ragazza suggerita dalla didascalia."

 

 
Il nuovo 'Genova 01'    

 

Ma gli occhi fanno quello che devono    

 

"La caserma della polizia di Bolzaneto e' poco fuori Genova, sulle colline"    

Genova 01
 

"La tragedia non ha bisogno di rappresentarsi, ma il potere si. Anche quello democratico."    

Genova 01
 

Una delle fonti    

De Gregorio
 

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